lunedì 24 dicembre 2012

Auguri

Il Tea Party Piemonte vi augura un Felice Natale e un nuovo anno con meno stato.

venerdì 21 settembre 2012

Aforisma Einaudi

V'era bisogno di un bollo statale per accreditare i giovani usciti dalla bottega di Giotto o di Michelangelo?

Luigi Einaudi

lunedì 27 agosto 2012

Nuovo blog di area Tea Party Italia

Ci fa piacere segnalare un nuovo blog redatto da un giovane teapartygiano della provincia di Brescia. La famiglia del Tea Party Italia continua ad allargarsi. Buona lettura:

http://noisefromteaparty.blogspot.it/

sabato 25 agosto 2012

Ritorno al reale

 

L’economia… e la crisi, in quattro lezioni
 
1° Lezione


SABATO 6 OTTOBRE, ore 15.00

La crisi del Welfare State e dello Stato
imprenditore alla luce della Dottrina
Sociale della Chiesa.
Docente: Maurizio Milano
 
2° Lezione

MERCOLEDI’ 10 OTTOBRE, ore 21.00
La moneta e le banche: la radice di tutti i
mali?
Docente: Marco Bolettino

3° Lezione


MERCOLEDI’ 17 OTTOBRE, ore 21.00

La crisi del 2008: è colpa del mercato?
Docente: Marco Bolettino
 
4° Lezione

SABATO 20 OTTOBRE, ore 15.00


Dalla teoria alla pratica La crisi
dell’euro e dei debiti sovrani
Tavola Rotonda
Marco Bolettino
Maurizio Milano
Moderatore: Gianni Milano
Le lezioni si svolgeranno in Rivarolo
Canavese, via Antonio Merlo 25B
 

I docenti

Maurizio Milano, laureato in economia presso l’Università di Torino – presso cui è stato professore a contratto – è responsabile dell’analisi tecnica dei mercati finanziari per il Gruppo Banca Sella. Sue interviste compaiono su Borsa&Finanza, Il Sole24Ore, Class-Cnbc, Radio Rai1. È giornalista pubblicista, docente e membro del direttivo della SIAT (associazione di categoria degli analisti tecnici italiani). È  liaison per l’Italia dell'IFTA (International Federation of Technical Analysis), la federazione mondiale che raggruppa 31 associazioni di analisi tecnica in tutto il mondo, in cui è stato membro del direttivo internazionale. Milita in Alleanza Cattolica dal 1984.


Marco Bolettino, laureato in ingegneria gestionale presso il Politecnico di Torino, presidente dell’associazione Von Mises Italia, collabora con il Centro Einaudi di Torino pubblicando articoli sulla rivista on line Agenda Liberale
 

lunedì 25 giugno 2012

Aforisma di Gionata Pacor

Ho riflettuto a lungo e ho capito che tra me ed uno statalista non c'è nessuna differenza: io sono contrario alle tasse, quindi in fondo voglio solo tenermi i miei soldi. Ebbene, anche lo statalista vuole tenersi i miei soldi. (Gionata Pacor)

domenica 24 giugno 2012

Quanto manca al XXI secolo?

di Alessandro Malgaroli

Iniziamo con un articolo.
No, la clava no, ma il ministro Severino semplicemente dimostra di essere un personaggio perfettamente inquadrato nel suo tempo, il XX secolo, e di non avere chiaro quello che potrebbe essere veramente la rivoluzione per entrare nel XXI.
Continuiamo a pensare che per risolvere certe situazioni servano "i valori" e "l'educazione". No, non ci siamo proprio. Non abbiamo proprio capito che il XX secolo è passato, non abbiamo proprio presente che questa "idea di Stato" che ancora troppi portano avanti è proprio sbagliata.
Non è la società che si sta disgregando, è semplicemente le persone sono tante, troppe, multiformi, complicate, ma soprattutto tutte differenti le une dalle altre, e qualunque idea che cerchi di ricondurle sotto uno stesso ombrello finisce comunque per avere accenni totalitari.
Non si tratta di avere i partiti che fanno da cuscinetto e da mediatore tra la società e la legislazione, si tratta proprio della legislazione, che impostata com'è, ancorata al modello di Stato nato post Rivoluzione Francese, vive semplicemente sulla prevaricazione della maggioranza sulle minoranze. Un'idea di Stato che considera l'esistenza di un solo popolo e non di milioni di cittadini. Un popolo che deve essere uniforme, intruppato, condividere le idee delle élite che si (auto)eleggono a guida e protettore di questo fantomatico Popolo. Un'idea che è para-religiosa perchè il solo metterla in discussione scatena reazioni inconsulte quasi simili ad avere bestemmiato in chiesa.
Eppure non ci si rende conto che per come si sta evolvendo la società (e a mio vedere non è necessariamente un male) non è una questione di "egoismi", ma semplicemente si sta dimostrando che non ci si può ricondurre tutti all'uguaglianza perchè ogni persona è unica, singola, irripetibile, inimitabile. Vuol dire forse che deve vivere da solo? No, non sto dicendo questo, vuol solo dire che ognuno di noi ha diritto allo stesso rispetto di tutti gli altri, salvo poche, pochissime cose (non uccidere, non rubare, ...) le scelte di ognuno devono essere rispettate. Possono non essere comprese, possono non essere capite, possono essere offensive, disturbanti, banali, noiose, tristi, allegre, quello che si vuole, ma fino a quando le scelte di altri non impediscono a me di prendere in (quasi) assoluta libertà o autonomia le mie (anche sbagliando), vanno lasciate dove sono.
Continuiamo a pensare che esista un unico Popolo, continuiamo a volere il bene del Popolo, ma continuiamo a dimenticarci cose che la Storia ci ha già insegnato:

... Alcuni erano pazzi scatenati come Swing, con la sua stessa visione del mondo rigida e irreale, che si proclamavano di essere dalla parte di quello che chiamavano "Il Popolo". Vimes aveva passato la vita nelle strade ed aveva incontrato persone per bene, pazzi, persone che avrebbero rubato le monetine a mendicanti ciechi, gente che faceva quotidianamente miracoli silenzioni o crimini disperati dietro le sporche finestre di piccole casupole. Ma non aveva mai incontrato "Il Popolo".
[Terry Pratchett, Night Watch]

Evento da non perdere: Giacomo Zucco a Moncalieri

Il gruppo del Tea Party Piemonte ha il piacere di comunicarvi che all'interno dell'inziativa di Noise From Amerika che si terrà a Moncalieri il prossimo 30 giugno ci sarà la partecipazione di Giacomo Zucco, portavoce nazionale del Tea Party Italia. Non possiamo non invitarvi a partecipare. Qui sotto il link con i dettagli della manifestazione:

http://noisefromamerika.org/articolo/giornate-nfa-2012-programma

Giacomo Zucco parteciperà alla tavola rotonda alle 16.30

martedì 12 giugno 2012

L'Italia muore di tasse


Sabato 16.00 giugno, dalle ore 14.00 in Campo S.Geremia a Venezia (500 mt a sinistra del Piazzale della Stazione Centrale Venezia S. Lucia) si terrà la 2° manifestazione nazionale contro il fisco e per le riforme liberali promossa dai Tea Party italiani.
In una data simbolo (il 16 giugno è il termine di pagamento della prima rata IMU) e in una città simbolo del Nord Est operoso e vessato dal fisco, Tea Party dà a tutti appuntamento in piazza per fare sentire forte ma pacificamente la propria voce.
“L’Italia ha bisogno di riforme liberali e tagli alla spesa non di nuove tasse odiose e recessive come l’IMU” spiega Carlo Sandrin, Coordinatore dei Tea Party Veneti e promotore dell’evento. “E’ importante partecipare il 16 giugno. Per dire no ad una tassa ingiusta, per dire no a chi pensa che la proprietà sia un furto”.
Il Tea Party italiano, ormai da 2 anni sulla scena politica come movimento di opinione in difesa dei contribuenti tartassati, ha promosso questa grande mobilitazione contro l’IMU, dopo mesi in cui ha fatto circolare in oltre 300 Consigli Comunali in tutta Italia una mozione per abbassare al minimo l’aliquota sulla prima casa – facendo risparmiare soldi a molte famiglie nelle decine di comuni dove è stata approvata. Un’iniziativa concreta e di successo, come nella tradizione del Tea Party che ha sempre anteposto le proposte alle proteste.
Nonostante l’oppressione fiscale del Governo ad oggi lo Stato italiano ha incassato meno del previsto, per colpa proprio delle troppe imposte che frenano i consumi e portano solo recessione. Eppure Monti dovrebbe sapere che proprio a causa degli eccessi del fisco nella storia sono crollati imperi e nazioni e sono nate rivoluzioni, come quella americana a cui il Tea Party di oggi si ispira.
Non vogliamo restare a guardare mentre l’Italia muore di tasse e la politica non dà risposte:
il 16 giugno appuntamento in Piazza a Venezia!
Info organizzazione:
– teapartypiemonte@gmail.com
- Giulia Bonaudi 339.2428988
- Vito Foschi 339.1644127
Twitter: #noimuday

In Regione Piemonte il PDL non vuole le privatizzazioni

Pubblichiamo la seguente riflessione di Gregorio Pettazzi sulla scelta della maggioranza di centro desta della Regione Piemonte di non intraprendere la strada delle privatizzazioni:

Prima di iniziare questo breve commento, ad uso e consumo di tutti i lettori, è necessario mettere in ordine cronologico gli ultimi avvenimenti delle casse della nostra regione:

Anno 2002 Giunta Ghigo - i debiti della Regione Piemonte si attestano sui 140 milioni di euro
Anno 2005 Giunta Ghigo - i debiti sono lievitati a circa 2 miliardi di euro
Anno 2005 Ghigo perde le elezioni - Bresso è Presidente
Anno 2010 Giunta Bresso - L'indebitamento è esploso a 6 miliardi di euro (esclusa la sanitá) Anno 2010 Bresso perde le elezioni - Cota è Presidente
Anno 2011 Giunta Cota - i debiti non si arrestano... Si arriva a quota 7 miliardi
Anno 2012 Giunta Cota - la Giunta Cota propone nuovi indebitamenti per 900 milioni di euro in 3 anni (500 MLN nel 2012, 200 MLN nel 2013, e 200 MLN nel 2014)
Anno 2012 Giunta Cota - dopo un estenuante braccio di ferro, i consiglieri "ribelli" del PDL (che oggi sono costituiti nel gruppo autonomo di Progett'Azione) riescono ad ottenere una riduzione drastica dei debiti 250 MLN di nuovi debiti nel 2012 (invece di 500) e nessun nuovo indebitamento nel 2013 e 2014 (invece di 200 per anno).

Questa breve cronistoria serve a far capire come chi ha gestito le casse della regione dal 2002 ad oggi lo abbia fatto con sprezzo del nostro futuro. Spendere oggi per far pagare domani a qualcun altro, magari addirittura ad un altra generazione (la nostra) è stato il faro che i nostri lungimiranti politici hanno scelto di seguire. Ora, se fino a qualche anno fa potevamo permetterci il lusso di dividerci politicamente tra chi voleva una spesa pubblica gigantesca in grado di non scontentatare nessuno e chi invece credeva nello stato minimo più regolatore che attore, oggi questo lusso non c'è più. Tutti coloro che prima dibattevano se accendere o meno nuovi mutui, oggi devono solo discutere di come evitarlo.

La Regione Piemonte, durante gli anni, è stata particolarmente abile nel creare carrozzoni pubblici, che pur assumendo il doppio o il triplo del personale necessario, lavorano poco e male. Un esempio basta e avanza: SCR (Società di Committenza Regionale), creata dalla Bresso con la mission di aiutare Comuni e Comunità montane nei bandi pubblici e negli appalti: l'anno scorso ha prodotto "ben" 10 appalti, meno di uno al mese (evidentemente le innumerevoli Direzioni Regionali erano troppo impegnate per occuparsi anche di questi 10 appalti). Ai tempi il centrodestra insorse contro l'ennesimo carrozzone inefficiente targato Bresso. Oggi cosa succede? Si è proposto (sempre i nostri amici "eretici" del PDL, oggi "Progett'Azione") di vendere le quote di partecipate vendibili sul mercato e di dismettere le altre.

Chi si oppone? Proprio il Popolo della Libertà! Avete capito bene, non Rifondazione Comunista e nemmeno i soliti fanatici dell'Acqua Pubblica e del Bene Comune, ma quelli che si professavano il "Partito Liberale di Massa" - che dopo aver perso per strada il liberalismo oggi si è persa persino la massa -

domenica 10 giugno 2012

CLASS ACTION CONTRO I POLITICI

Pubblichiamo con piacere la lettera che il nostro caro amico Ing. Salvatore Custòdero ha inviato a Libero .


        Lettera  pubblicata da Libero in data 10 giugno 2012  nella pagina 22 “ Le lettere “.





     DIFENDIAMOCI  COSI’:



                               CLASS ACTION  CONTRO I POLITICI





    Esasperato dalla incapacità della classe politica, mi è venuta un’idea:

 perché non promuoviamo una class action contro chi ha  incrementato il debito pubblico?



    E’ ora  che i cittadini, esasperati dal comportamento irresponsabile dei politici, li denuncino alla magistratura per concorso nella gestione fallimentare dei conti pubblici.



    Il principale risultato della class action dovrebbe essere la rimozione di tutti i politici  che hanno contribuito alla formazione del gigantesco debito.



     Ciò promuoverebbe finalmente  il il ricambio totale  della classe politica.





                                                                                 Salvatore Custòdero

Importante iniziativa editoriale da non lasciarsi sfuggire

Vi Segnalo questa interessantissima iniziativa editoriale. Sono libri della LiberiLibri.

Nicola Porro presenta "Le libertà dei moderni", una straordinaria collana in formato ebook che in 12 opere riunisce i grandi pensatori moderni liberlisti e liberali. Da lunedì 11 giugno tutti i titoli saranno scaricabili dal sito del Giornale.it e dai principali bookstore operanti su territorio nazionale, alla straordinaria cifra di 2,99 € . Eccezionalemente gratis per il primo giorno La tirannia fiscale di Pascal Salin

mercoledì 6 giugno 2012

No olimpiadi, no campionato, no parata: nazione sconfitta

Ospitiamo l'artcolo della nostra cara amica Rita Serra

Il #2giugno ero a pranzo insieme a quattro meravigliosi militari sardi, appena tornati dall’Afghanistan!!!
Quattro soldati dell’Esercito della Repubblica Italiana, amabili e protettivi per formazione professionale e per loro intima indole personale!
Quattro ragazzi con, inevitabilmente, ancora negli occhi e nelle orecchie quell’Asia tanto affascinante quanto infelice, ostile, ormai sempre più minacciosa; eppure nessuno ne ha parlato, nessuno ha fatto cenno alla precarietà di un quotidiano vissuto tra bambini da curare e bombe da schivare.
Non uno dei miei amici si é definito speciale o addirittura coraggioso e neppure si é espresso sul prezzo della sua vita, messa in pericolo in ogni giorno di quella missione.
Della parata sì, ne abbiamo parlato e l’amarezza c’era, per un mancato riconoscimento del ruolo fondamentale delle forze armate e del valore degli uomini e delle donne che le formano. C’era in loro un po’ di avvilimento, per lo sberleffo rivolto all’Esercito e la totale mancanza di un moto, anche piccolo, di gratitudine.
La tragicommedia inscenata dalle istituzioni, dai media e dai politici, specie nel moderno vomitorium di Twitter, pareva incomprensibile al cuore di chi conosce il significato del termine dovere, orgoglio, dignità e patria.
In quanto ai tre milioni di euro, qualcuno mi faceva notare che la parata é sempre stata legata a un certo indotto e ci sono centinaia di persone in attesa dell’opportunità  di guadagnare qualcosa. Inoltre, lo sanno tutti che, trattandosi di manifestazione innegabilmente spettacolare, (se non viene svilita dalla beceraggine di certa opinione politico-mediatica), attrae turisti da tutto il Paese.
E, mentre lontano dalla nostra tavolata continuava la grottesca manfrina sui milioni sprecati (un’inezia in confronto a quelli sperperati ogni giorno dai partiti) e sui  terremotati, divenuti ostaggio di un vetero e sterile antimilitarismo, ancora più lontano, nella Gran Bretagna, fervevano i pomposi preparativi per il giubileo della regina Elisabetta II!
Quanto sfarzo, quanta partecipazione, quanto entusiasmo e voglia di sentirsi lontani dalla crisi che attanaglia l’UK e gran parte dell’Europa!
Quante sterline spese ma quante entrate nelle casse degli inglesi!
Realisticamente parlando, i sudditi della Corona non vivono in una dittatura, sono molto più liberali e democratici di noi Italiani, ma non per questo si vergognano di provare amore e rispetto per i simboli dell’unità nazionale, per quanto esosi e demodé possano apparirci.
L’Italia si sta deprimendo nelle rinunce. Lo Stivale trema, mal guidato da mani fragili, timorose di affrontare qualunque impresa che preveda qualche sforzo da parte delle sempre più imbolsite e impigrite istituzioni.
Col governo Monti, poi, siamo guidati da un circolo di contabili, dal temperamento pavido, tentennante di fronte a ogni ostacolo. Un club di esimi ragionieri capaci solo di imporre tasse, secondo il principio inapplicabile di una troppo asimmetrica  “partita doppia”.
E’ impossibile che un burocrate, per quanto titolato nel mondo accademico, riesca ad assumersi responsabilità pesanti e complesse atte a impedire le infiltrazioni mafiose nell’organizzazione di un evento grandioso come le Olimpiadi; meglio essere prudenti e rinunciare, lasciando alle altre nazioni le immense opportunità che i giochi offrono. E se il campionato di calcio viene inquinato dal malaffare, meglio pensare in piccolo e sospenderlo, che intervenire secondo le leggi vigenti.
Ma forse non basterà vedere andare via questo governo perché l’Italia trovi il coraggio delle imprese ardue o, più semplicemente, del fare impresa!
Purtroppo la politica si crogiola nel lusso, tra caviale e lingotti d’oro. La partitocrazia ha innanzitutto da difendere i suoi beni e i suoi privilegi che ben poca energia le rimane da impegnare nell’occuparsi del benessere generale.

Da leggere anche Il Tempo


http://kalmha.net/2012/06/no-olimpiadi-no-campionato-no-parata-nazione-sconfitta/

sabato 2 giugno 2012

Benzina alle stelle! Da diffondere!

Da far circolare. Puoi scaricarlo, stamparlo e distribuirlo o allegarlo alla mail e spedirlo ai tuoi contatti.



domenica 27 maggio 2012









La nostra battaglia contro l'IMU


Lo sai che a Torino l'IMU sarà quasi al massimo?


L'imu è soltanto l'ultima di una lunga serie di tasse inique che colpiscono tutti i cittadini, che di tasca propria andranno a coprire le carenze e gli sprechi delle amministrazioni locali, ma anche dello Stato che si mangerà, è proprio il caso di dirlo, una fetta importante dell'imposta.

La nostra richiesta alle amministrazioni locali è di rinunciare al gettito proveniente dalla prima abitazione, applicando un corrispettivo taglio alla spesa e non un trasferimento della tassa dalla prima abitazione ad altri beni.

Prima di richiedere ai cittadini di fare cassa di tasca propria, oltretutto in periodo di crisi è indispensabile che il Comune dimostri di non avere nessuna spesa in accesso, nessuno spreco, nessuna uscita ingiustificata, inclusi tutti quei servizi che possono essere esternalizzati.

Alcuni comuni hanno già votato la mozione anti-IMU, anche Torino lo può fare, firma anche tu la nostra proposta di abbassamente dell'aliquota al minimo!






Il nuovo blog di Lottieri

Carlo LottieriFacciamo i migliori auguri al prof. Carlo Lottieri per il suo nuovo blog su Il Giornale. Il professore già collaborava con il quotidiano pubblicando i suoi sempre interessanti articoli dando voce a quelle idee di libertà che stentano a crescere in Italia. E ora utti a leggere il blog di Lottieri!

http://blog.ilgiornale.it/lottieri/


martedì 22 maggio 2012

Da "The Fielder"

Gli anatemi contro i liberisti


English version.
A chi attribuire la colpa della crisi che stiamo vivendo? Per alcuni è facile rispondere. Gli imputati sono il libero mercato, i liberisti e le loro ricette da apprendisti stregoni. E così può accadere, sempre più spesso, di imbattersi in novelli Savonarola che lanciano i propri anatemi. Come questoarticolo, apparso circa un mese fa su AgoraVox.
Il pezzo, che ha come argomento principale una strenua difesa dell’articolo 18, è di fatto un vero e proprioj’accuse contro il libero mercato, reo di essere alfa ed omega della crisi. Ma è davvero così? E’ questa la risposta alla nostra domanda iniziale? Ovviamente no. Incolpare il liberismo – che senza remore viene definito “il problema, non la soluzione” dell’attuale situazione, è il risultato frettoloso di un’analisi sbrigativa ed imprecisa, alla quale va opposta una più attenta considerazione dei fattori che hanno condotto al disastro. Un approccio di questo tipo sarebbe anche molto più intellettualmente onesto verso le molte persone che vorrebbero – e meriterebbero – risposte serie e argomentate. Anche se sicuramente è molto più facile indicare alla massa un capro espiatorio da odiare.
La crisi finanziaria americana innescata nel 2007 dalla sovraesposizione degli istituti di prestito immobiliare è solo il punto di rottura che segna, di fatto, la fine del sistema monetario imperniato sul dollaro come valuta di riserva internazionale. “I mutui subprime che ci hanno fregato tutti”, come vengono definiti su AgoraVox, sono in realtà la scontata conseguenza della negazione dei principi del liberismo e di una lunga e consapevole distorsione del libero mercato da parte della Federal Reserve Bank.
Il crack affonda le sue radici nel 2001, quando per combattere la recessione – verificatasi dopo lo scoppio della bolla del NASDAQ nel 2000 – Alan Greenspan manipolò i tassi di interesse portandoli ad un valore artificiale estremamente basso: dal 6,5% del 2001 all’1% del 2003. Quando nel giugno del 2006 vennero lentamente riportati al 5,25%, si crearono le condizioni ultime per il terremoto sul mercato immobiliare. I tassi d’interesse, manipolati al ribasso, erano stati ottenuti inflazionando l’offerta di moneta: tale operazione va contro ogni logica del liberismo. Non si può certo accusare il libero mercato di essere causa della bolla immobiliare, come invece sentenzia con disinvoltura l’autore dell’articolo: “… la crisi è nata dalla troppa libertà economica Usa”. Non è così. La crisi è nata dalla negazione di tale libertà, e dalle azioni sconsiderate della FED che hanno distorto irrimedibilmente il mercato. Proprio l’interventismo ed il “credito facile” orchestrati dalla FED negli anni precedenti hanno generato una ricchezza illusoria ed il conseguente crollo del risparmio privato: l’euforia dei mutui facili si trasformò in disastro nel 2007.
L’espansione creditizia artificiale provocata dalle banche centrali ha di fatto causato profondi squilibri nell’economia mondiale: a forti shock dovuti all’espansione monetaria sono sempre seguiti shock di carattere recessivo, come quello attuale che stiamo vivendo o come quello che colpì gli USA nel ’29. Ed è paradossale che la FED e Ben Bernanke, ed in parte anche la BCE, piuttosto che favorire un riassestamento – anche doloroso – del sistema, abbiano compiuto scelte che, anzi, aggravano la crisi e la perdurano nel tempo. Quindi, invece d’individuare nel libero mercato il nemico, si dovrebbe seriamente riflettere sul ruolo delle banche centrali nel sistema economico dei Paesi. Più precisamente, ci si dovrebbe domandare se un organo di pianificazione centrale finanziaria sia realmente in grado di decidere – o forse sarebbe meglio dire prevedere – la politica monetaria più adatta in ogni periodo.
Un altro fattore determinante per la crisi è stata la promulgazione nel 1999 da parte di Bill Clinton della legge bancaria Gramm-Leach-Bliley Act, che sostituito il precedente Glass-Steagall Act del 1933. La caduta della differenziazione tra banca commerciale e banca d’investimento ha permesso il ricorso a strumenti strutturati per ripartire il rischio connesso all’attività tipica della banca sui mercati, consentendo la diffusione di quei prodotti che oggi sono chiamati “titoli tossici” all’interno dei portafogli degli investitori. Per quanto questa venga spesso considerata come una “liberalizzazione selvaggia” del settore bancario, essa è stata più che altro un favore bipartisan Repubblicano-Democratico alle lobbies – più precisamente a Citicorp, la seconda banca più grande degli Usa, fusa nel 1998 con la compagnia assicurativa Travelers Group dando vita a Citigroup – che ha ulteriormente distorto il mercato. Ciò, unito alle manovre delle banche centrali sui tassi di interesse e all’economia americana fondata sul debito, ha generato le bolle degli anni 2000.
Possiamo dunque comprendere che analizzare una crisi come quella in atto non è affatto semplice, né tantomeno immediato. Anziché generalizzare ed indicare nel libero mercato il nemico, addirittura puntando l’indice in maniera inquietante contro la libertà economica, bisognerebbe al contrario capire come fare per riacquisire la libertà perduta, erosa dall’arroganza delle istituzioni economiche e politiche . E’ qualunquista voler accumunare le esperienze liberiste di Argentina Russia, Polonia e Messico, e metterle tutte nello stesso calderone, come a voler denunciare il perenne fallimento del liberismo ovunque applicato. Fino a prova contraria, l’unico sistema che ha sempre fallito è stato quello della pianificazione economica di stampo comunista e socialista.
Quindi, lasciamo da parte gli anatemi, e speriamo piuttosto che prima o poi una rivoluzione liberale e liberista sia possibile anche in Italia, e che non sia ormai troppo tardi per rimediare agli errori commessi.

lunedì 14 maggio 2012

I liberali e la TAV: diamo i numeri?

Vi segnaliamo il dibattito organizzato da Ora libera(le) e Ateneo Liberaldemocratico sulla TAV da un punto di vista liberale. Eccovi i dettagli:


Martedì 15 maggio 2012, dalle 18:00 alle 20:00, l’Ora libera(le) e Ateneo Liberaldemocratico provano a riportare un po’ di ordine nel dibattito sulla TAV invitando a confrontarsi sull’argomento Francesco Ramella, ingegnere, dottore di ricerca in Trasporti al Politecnico di Torino e fellow dell’istituto Bruno Leoni, per il quale già nel 2007 fu coautore di un paper in cui esponeva “le ragioni liberali del no”; e Antonio Marco D’Acri, assessore al Bilancio della Provincia di Torino, ente tra i sostenitori dell’opera in questione.
Di Tav si è parlato molto, spesso con toni accesi e in modo ideologico; il tema divide, anche chi normalmente la pensa allo stesso modo. In questo dibattito, all’insegna della sobrietà e del confronto civile, l’attenzione sarà rivolta prima di tutto ai “numeri” dell’opera, ma vi sarà spazio anche per una riflessione più generale sul ruolo della politica nella pianificazione di opere infrastrutturali di questo tipo.
Al termine, vi sarà spazio per domande dal pubblico.
Appuntamento quindi in Aula 11, in via Sant’Ottavio 20, presso l’Università di Torino, Palazzo Nuovo, Facoltà di lettere.
L’ingresso è libero, tutti sono invitati a partecipare.

giovedì 10 maggio 2012

Via da Equitalia


Libertà fa paura

"La libertà fa paura. Essere liberi vuol dire essere responsabili, assumersi le proprie colpe. Molto meglio pensare che i guai propri siano sempre colpa di qualcun altro".

(E. Cerneaz)

mercoledì 9 maggio 2012

Tavolo contro IMU

Chi vorrebbe partecipare al tavolo per la raccolta delle firme contro l'IMU? Ne abbiamo già organizzati due con ottimo successo. Per continuare avremmo bisogno di qualcun'altro per garantire un minimo di rotazione alle persone. Siamo tutti volontari e abbiamo lavoro e famiglia. Per collaborare potete contattarci ai recapiti sottostanti.
Tea Party Piemonte
E-mail: teapartypiemonte@gmail.com
Blog: http://teapartypiemonte.blogspot.com/
Twitter: http://twitter.com/#!/TeaPartyPiemont
Facebook: teapartypiemonte@groups.facebook.com

giovedì 26 aprile 2012

Prima firma per il pledge ad Asti.

Vi segnalo che Davide Sky Scaiola, candidato consigliere ad Asti ha sottoscritto il Pledge Tea Party Italia - Confcontribuenti. Il pledge è un impegno a non aumentare le tasse e la spesa pubblica sul modello di ciò che avviene in USA.

sabato 21 aprile 2012

Bertrand de Jouvenel

tratto da Wikipedia: http://it.wikiquote.org/wiki/Bertrand_de_Jouvenel
Bertrand de Jouvenel, (1903-1987), storico francese.
  • Non esiste alcuna istituzione che possa permettere di far concorrere ogni persona all'esercizio del potere, dal momento che il potere è il comando, e non è possibile che tutti comandino. La sovranità del popolo non è altro che una finzione, e una finzione che, alla lunga, può essere soltanto distruttiva delle libertà individuali. Il medioevo non ha affatto conosciuto questo genere di difficoltà; per esso la legge era fissa, la legge era data. Solo dal momento che la legge divina verrà respinta come superstizione e la consuetudine come routine, sarà indispensabile fare la legge. Occorre allora una potenza legislativa. Autrice della regola suprema, essa sarà una potenza necessariamente suprema [quindi lesiva della libertà individuale].
    Siamo abituati a considerare l'assolutismo monarchico con la sua organizzazione oppressiva, come l'opposto dello Stato moderno. Il sovrano è finalmente riuscito a sbarazzarsi di quanto di sacro e inviolabile gli stava sopra e ne arginava l'azione. Ma in origine valeva per esempio l'imprecazione dell'antica legge norvegese: "Se il re viola la dimora di un uomo libero, tutti andranno verso di lui per ucciderlo". Ci si chieda pure chi e quanti erano allora gli uomini liberi; resta il fatto che il concetto di libertà nacque associato alla fede nell'esistenza di diritti individuali intangibili, superiori a qualunque autorità. E gli uomini liberi facevano valere con energia questi loro diritti: la Rivoluzione d'Inghilterra incomincia, in nome del diritto di proprietà offeso, come resistenza a un'imposta territoriale lieve, la shipmoney.
    Ci si aggrappa a quel grido di "libertà!" che risuona all'inizio di qualsiasi rivoluzione, e non ci si accorge che non è mai esistita rivoluzione che non sia sfociata in un pesante accrescimento del potere. Prima c'era l'autorità di Carlo I, di Luigi XVI, di Nicola II. Poi vi sarà quella di Cromwell, di Napoleone, di Stalin. Questi sono i padroni verso i quali si troveranno assoggettati i popoli che si erano sollevati contro la "tirannide" dello Stuart, del Borbone o del Romanov. (da Del potere: storia naturale della sua crescita)

mercoledì 18 aprile 2012

Protezionismo - aforisma

Col protezionismo i nostri governi fanno a noi in tempo di pace quello che i nostri nemici ci farebbero in tempo di guerra" (Henry George)

lunedì 16 aprile 2012

Il Governo dei Competenti

tratto da Il legno storto:
http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=34359

Scritto da Vito Foschi   
Friday 13 April 2012
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In un nostro precedente articolo ci chiedevamo se il governo Monti fosse utile , ora credo che il giudizio di molti non può che essere negativo. L’idea dei governi tecnici è quantomeno fuorviante perché i governi sono solo politici e l’attuale governo ne è la più concreta dimostrazione. Personalmente non nutro simpatia per tecnici e professori perché mi sfugge come sia possibile che un meccanico per quanto di valore possa fare un buon lavoro da imbianchino. Può succedere, ma è incidentale non valido sempre. 
Finora l’unica riforma importante varata dal governo è quella delle pensioni, ma con qualche errore di troppo. Siamo in presenza di tecnici e alla fine ci si scorda degli esodati, un problema di non poco conto. Errore, forse scusabile per un politico, ma non accettabile per chi si presenta come esperto e se l’avesse fatto il ministro politico di turno si sarebbe scatenato l’inferno. L’abbassamento dello spread, per quanto temporaneo, è da addebitare all’azione di Draghi che ha quasi regalato 1000 miliardi alle banche per poter acquistare titoli pubblici. Tra le altre cose, è da chiedersi come questa immensa massa di moneta possa impattare sui prezzi, così come un tasso di interesse politicamente basso possa distorcere l’allocazione delle risorse economiche.
L’ambiguità di questo governo che si presenta come tecnico è evidente in questi ultimi giorni. Dopo le disavventure leghiste venute subito dopo gli ammanchi del tesoriere della Margherita è acclarato che il sistema dei rimborsi elettorali vada rivisto nel modo più semplice possibile, ovvero con una bella decurtazione. Non si capisce perché dare ai partiti una somma da usare per la campagna elettorale se questa non viene utilizzata. Dalle cifre che girano sembra che poco più di un quarto del totale dei rimborsi venga usata per spese elettorali. Non mettiamo la mano sul fuoco sulle cifre, ma anche ad un esame superficiale si capisce che la cifra rimborsata è maggiore di quella spesa. Un governo tecnico, il cui presidente si vanta di avere più consensi dei partiti, avrebbe potuto approfittare, con termine ora di moda, del momentum, per un decreto taglia rimborsi aggiungendoci per esempio anche il taglio dei fondi per i giornali di partito. Parliamo di taglio ai rimborsi per realismo anche se intimamente convinti che sia necessario abolirli del tutto. Questo provvedimento avrebbe trovato la strenua opposizione dei partiti, però questo non sarebbe dovuto essere un problema per un governo tecnico che afferma di avere più fiducia dei partiti. In questo bailamme anche i partiti avrebbero rischiato grosso scontrandosi con un’opinione pubblica contraria. Ovviamente varare un provvedimento del genere richiede coraggio, ma è evidente che ciò manca a questo governo. Ad oggi, l’iniziativa sui rimborsi è stata dei partiti, connaturando come politico il governo facendo nascere il dubbio che il tecnico Monti non voglia scontentare i politici ed è più che legittimo chiedersi il perché. Un decreto taglia rimborsi e con qualche taglio ai parlamentari avrebbe fatto crescere il gradimento per il governo a dismisura e forte di ciò avrebbe potuto forzare la mano.
Come dicevamo tempo fa, passando il tempo sfuma l’alone dell’emergenza e i partiti si riorganizzano per imporre la loro volontà e il governo tecnico si trasmuta non in un governo politico ma in quello dei partiti.

venerdì 13 aprile 2012

Tea Party Asti

Per la prima volta Tea Party Italia sbarca ad Asti, in Piemonte, con un grande evento che segna il ritorno ad un Tea Party del Prof. Antonio Martino. Per uscire dalla crisi e creare nuovo lavoro. Meno Tasse, meno Stato, più Libertà!

Ospiti:
- Prof. Antonio Martino
- Giancarlo Galan

Conduce:
- On. Giuseppe Moles

L'evento si terrà il 21 aprile ore 18.00 presso il Palazzo della Provincia, P.za Vittorio Alfieri 33 ed è organizzato in collaborazione con importanti associazioni del territorio come ProgettAzione, Europa Duemila, Comitato Cavour.

Info:
Enrico Goitre
enrico7489@hotmail.it
 

mercoledì 28 marzo 2012

PIL o PPL

di Raffaele Terlizzi

Il PIL o Prodotto interno lordo è un parametro che misura la ricchezza di un paese. Questa misurazione avviene in maniera indiretta attraverso la misurazione dei consumi (principalmente). Il PIL viene adottato da tutti gli organismi internazionali per calcolare le quote di partecipazione dei vari stati ONU, FMI, per stilare classifiche e per valutare l'economia di un paese.
Il PIL viene definito nel seguente modo Y = C+G+I+(X-M) dove Y è il PIL, C sono i consumi finali, G è la spesa dello stato, I gli investimenti, X le esportazioni ed M le importazioni.
Il grosso limite del PIL è che i consumi finali vengono influenzati dalla spesa dei dipendenti statali e da quella dei pensionati. Quindi da componenti della società che non sono produttivi, in altre parole pensioni e dipendenti statali ricevono soldi dallo stato che per darli a loro li preleva dalle tasche dei ceti produttivi. Questo vale sicuramente per l'Italia dove la pensione viene gestita dallo stato e senza un piano di accumulo/investimento come avviene in altri paesi .La stessa cosa vale per gli investimenti, che se fatti dallo stato , vengono fatti tramite soldi presi dai ceti produttivi. Qualcuno potrebbe obbiettare che gli investimenti statali porteranno ad un rientro futuro in quanto investimenti .In realtà un qualsiasi investimento che generasse utile sarebbe fatto tranquillamente da privati. Alla fine tutto quello che spende lo stato viene fuori dai ceti produttivi. Ecco che compare il PPL o prodotto privato lordo o come definito in inglese “private product remaining with producers” da Rothbard. Il PPL può essere calcolato depurando il pil da tutto quello che è generato dalla Pubblica amministtrazione. A questo punto la curiosità ci fa porre la domanda: Qual è il PPL italiano?
L'istat ha da poco comunicato che il pil del 2011 è di 1550 mld di euro. L'istat ha sempre comunicato che la spesa delle pensioni italiane è pari al 14,1% 218,55 mld.
Sempre l'istat ci fa sapere che nel 2011 la spesa per i dipendenti pubblici è stata di 170 mld. La spesa diretta statale che rientra nel calcolo del pil è piu difficile da trovare perchè i bilanci dello stato non sono così trasparenti .La forbice di queste spese è compresa tra 150 e 200 mld .Prendiamo 150 mld cosi la valutazione è prudenziale.PPL = 1550-170-218,55-150 = 1011,45. Se rapportiamo il debito pubblico, le entrate fiscali, al ppl cioè ai ceti produttivi la musica è completamente diversa .Del resto solo i ceti produttivi producono ricchezza da cui lo stato può attingere. Come è stato dimostrato dal blocco sovietico, uno stato di soli statali non può farcela.Nel 2011 il debito italiano è stato di circa 1900 mld 187% del PPL
la banca di italia ci fa sapere che nel 2011 la pressione fiscale ha raggiunto il 45% del pil
Che corrisponde al 68,9% del PPL.

martedì 20 marzo 2012

Liberalizzazioni e privatizzazioni: tra mito e realtà

Di liberalizzazioni in Italia si parla da quasi due decenni, proposte che raramente si sono concretizzate, ma che quando l’hanno fatto hanno portato benefici in termini di costi e servizi come nel caso delle telecomunicazioni. Se molti partiti si dicono favorevoli a liberalizzare, in concreto anche nel tentativo del governo Monti le resistenze delle categorie sono fortissime, quali sono le motivazioni? Forse perché prima di chiedere più liberalizzazioni alle categorie, dovrebbe essere lo Stato a “liberalizzare” se stesso? La presenza in quasi tutti i settori economici di aziende leader ancora statali, oppure fintamente privatizzate come le Poste, rendono difficile chiedere più concorrenza a professionisti, negozianti, artigiani e imprese. Il caso emblematico è quello di Arenaways, compagnia emergente che sta provando ad inserirsi nel processo di liberalizzazione del trasporto ferroviario, un cambiamento che secondo Trenitalia non dovrebbe fare concorrenza alle sue tratte già convenzionate con le regioni come il Piemonte. Sono possibili liberalizzazioni efficaci senza la possibilità di una vera concorrenza e senza prima privatizzare i monopoli statali?

Il gruppo Tea Party Piemonte vi da appuntamento lunedì 26 marzo alle ore 18.00 presso la Facoltà di Economia di Torino, l'aula numero 9 (terzo piano) - Facoltà di Economia.
, Corso Unione Sovietica 218bis.
Ospiti della conferenza, a testimoniare la loro esperienza “sul campo”, saranno presenti:
-  Dott. Giuseppe Arena, Aministratore Delegato Arenaways;
- Dott. Adriano Teso, presidente IVM Group; è stato Sottosegretario al   Ministero del Lavoro nel 1994/95
- Prof. Carlo Manacorda, Scienza delle Finanze – Facoltà di Giurisprudenza di Torino.
Introduce l’evento il Dott. Enrico Gennaro, Presidente dell’Associazione Torinese Laureati in Economia.

giovedì 15 marzo 2012

Oltre la pianificazione urbanistica:come conciliare regole e mercato nell’utilizzo dei suoli


Intervista a Stefano Moroni

Il settore urbanistico è rimasto uno dei pochi in cui la pianificazione dall’alto non sembra essere mai stata messa seriamente in discussione, anzi comuni e regioni fanno a gara per prevedere il futuro e gestire l’utilizzo dei suoli pubblici e privati. Se da un lato non si può lasciare la gestione al libero scambio tra i privati, e c’è bisogno di regole certe e valide per tutti, la gestione centralizzata mostra tutti i suoi limiti sbagliando spesso le previsioni e subendo forti pressioni dal tanto in voga “partito del cemento”, che riempie le casse dei comuni degli oneri di urbanizzazione e il patrimonio dei costruttori di edifici non sempre appetibili veramente sul mercato. Ne sono derivati sviluppi a zone spesso poco coerenti, ecomostri, quartieri senza servizi e inchieste giudiziarie, ultima quella sul porto di Imperia che è lo specchio di operazioni faraoniche decise tra poche persone senza alcun legame con le necessità di chi vive sul territorio.

Grazie agli studi di Stefano Moroni professore del Politecnico di Milano, si sta facendo strada un’alternativa liberale, basata sulle prospettive economiche della Scuola Austriaca di autori come von Hayek, che tenga conto delle interazioni degli attori sociali, e delimiti gli ambiti di applicazione dei piani regolatori e delle loro improvvise varianti che concedono favori a pioggia agli speculatori. Si può quindi sfatare il mito della pianificazione senza dover cadere di colpo nell’anarchia delle scelte individuali, e con alcune interessanti sorprese.

1) Con la pianificazione territoriale i comuni e gli altri enti in gioco sono portati a sovrastimare i fabbisogni futuri di unità abitative/commerciali/industriali perché ne traggono benefici immediati sul breve periodo con gli oneri di urbanizzazione, come ovviare a questo problema?

Non è facile, bisogna ammetterlo, trovare una soluzione. E’ comunque impossibile rispondere rimanendo nello stretto confine degli strumenti e dei problemi urbanistici. Le domande da porsi sono di carattere più generale. Ad esempio: Perché, nonostante le cospicue risorse che vengono raccolte tramite varie forme di prelievo fiscale, le nostre amministrazioni locali si trovano sempre in una situazione di carenza di risorse (cosa che le spinge a cercare continuamente di fare cassa anche in campo urbanistico ed edilizio)? Inoltre: Perché le amministrazioni locali dovrebbero stimare i fabbisogni per le varie funzioni (e come possono riuscirci a priori)? Come possiamo rivedere la disciplina degli oneri in modo tale che non abbia carattere punitivo per i privati, sia legata a meccanismi maggiormente impersonali, e, contemporaneamente, sia più chiaro e vincolato l’utilizzo degli oneri stessi? Cercherò di aggiungere qualcosa che renda più chiaro in che direzione credo sia necessario muoversi nel prosieguo della discussione.

2) Lei indica nel divieto a contrattare regole diverse con gli imprenditori una possibile soluzione eliminando la discrezionalità, ma non c'è il rischio - con la politica attuale - che passino regole troppo incentivanti a costruire per tutti come il famoso aumento delle cubature?

Il rischio può anche esserci, ma non ha nulla a che vedere con l’eliminazione o meno di procedure contrattuali. Le regole urbanistiche non devono essere contrattabili. Nessun privato deve poter contrattare le regole che riguardano i suoli o gli edifici che possiede. Le regole devono essere uguali per tutti.

3) È auspicabile una normativa che obblighi i comuni a far recuperare aree o edifici dismessi prima di permettere la costruzione su nuove aree?

Direi che è auspicabile una normativa che renda più semplice e veloce recuperare aree ed edifici dismessi rispetto a quanto è accaduto sinora. Non si tratta tanto di introdurre incentivi ma di togliere inutili impedimenti normativi e burocratici. E’ inoltre indispensabile che la concorrenza nel mercato edilizio diventi una concorrenza reale e non ‘amministrata’ come è stato sinora.

4) Lei parla della non possibilità a prevedere i cambiamenti futuri, puntando quindi all'ordine spontaneo come teorizzato da Hayek, come potrebbe essere messo in pratica dal punto di vista normativo? i comuni dovrebbero rinunciare alla costruzione dei piani regolatori?

Le amministrazioni locali dovrebbero rinunciare alla costruzione di piani regolatori tradizionali (e anche a molte forme di piani presunte innovative) e passare a quelli che chiamo ‘codici urbani’, ossia sistemi di regole astratte e generali che non mirano ad alcun risultato o configurazione specifica, ma solo a stabilire quali esternalità nessuno deve produrre nel costruire o utilizzare edifici di qualunque tipo (come ho cercato di argomentare nel libro “La città del liberalismo attivo”, CittàStudi, 2007). L’amministrazione può fare piani ma solo per organizzare le proprie attività, ad esempio per realizzare infrastrutture. In sintesi, sinora le amministrazioni locali hanno preteso di pianificare minuziosamente l’uso dei suoli privati ed hanno assai poco programmato e pianificato le proprie azioni (ad esempio, nel campo della fornitura di infrastrutture e servizi). E’ ora di invertire la rotta e di chiedere alle amministrazioni di limitarsi a regolare (in termini astratti e generali) l’uso dei suoli privati, pianificando invece maggiormente (in termini concreti e specifici) le proprie azioni su suoli pubblici con risorse pubbliche. In aggiunta, credo che dovremmo lasciare più spazio a forme di auto-organizzazione residenziale che si servono dei meccanismi del diritto privato, ossia a ‘comunità contrattuali’ che si auto-regolano e si auto-tassano per poter disporre di determinati servizi (questione che ho cercato di approfondire nei libri “Libertà e istituzioni nella città volontaria”, BrunoMondadori, 2008 e “La città intraprendente: comunità contrattuali e sussidiarietà orizzontale”, Carocci, 2011).

5) Una scelta di tipo liberale con un ordine sociale spontaneo e un laissez faire governativo, come si può conciliare con la scarsità di terre e con quali strumenti va limitata (se deve esserlo) la scelta dei privati a costruire? incentivi, disincentivi? bisogna salvaguardare le aree agricole o vuote come vogliono gli ambientalisti, oppure la scelta va lasciata al mercato e ai suoi attori economici?

Il problema prioritario non è tanto decidere a priori quanti e quali suoli salvaguardare per certi usi piuttosto che per altri, ma in che modo è lecito che l’amministrazione pubblica intervenga in tali casi. Quel che mi sembra indispensabile è che esistano meta-vincoli più severi al modo in cui le amministrazioni locali possono decidere della vita dei cittadini e dell’uso delle loro proprietà. Perciò, quali che siano le scelte delle amministrazioni locali, queste dovrebbero poter essere rese operative solo utilizzando regole astratte e generali (e di carattere prevalentemente negativo, ossia volte a indicare non cosa va fatto in positivo, ma cosa va da tutti evitato); inoltre, tutte le scelte che riguardano i comportamenti dei soggetti privati e l’uso dei loro beni non dovrebbero essere prese in base a maggioranze semplici, ma in base a supermaggioranze. (Maggioranze semplici vanno bene solo per programmare la realizzazione di infrastrutture e servizi pubblici). In conclusione, l’elemento cruciale di una prospettiva veramente liberale non è né il laissez-faire, né il mercato, ma l’idea che il pubblico può agire solo entro certi vincoli noti e predefiniti. Quello che dobbiamo anzitutto garantire è dunque una maggiore ‘qualità istituzionale’. Ciò che oggi scarseggia, prima ancora delle risorse, sono istituzioni credibili.

6) L'economia italiana pianificata dai governi ha puntato molto sul cemento, è stata una "soluzione facile" che ha sfruttato ampi (ma sempre più scarsi) territori sottraendoli ad usi futuri, questa situazione ha una simmetria nel modus operandi con l'aumento del debito pubblico, che ha scaricato sul futuro i problemi del paese?

In effetti interventi che peggiorano la situazione ambientale e scelte che aumentano il debito pubblico hanno in comune la creazione di problemi per le generazioni future. Può essere interessante notare che molte persone preoccupatissime per le generazioni future in termini di qualità ambientale non sempre lo sono altrettanto per quanto riguarda il peso del debito pubblico sulle generazioni a venire. Detto questo, credo che utilizzare suoli non sia sempre e comunque un male. Dobbiamo uscire dall’idea che se utilizziamo un suolo per qualcosa questo è ‘perso’. Il punto è piuttosto come li utilizziamo.

E’ forse il caso di sottolineare, a questo punto del discorso, un punto cruciale: il suolo non può essere ‘consumato’; se c’è qualcosa di permanente è proprio il suolo. Il fenomeno reale di cui vale la pena di occuparsi non è dunque tanto il ‘consumo’, ma l’‘uso’ del suolo. Se costruiamo un palazzo su un suolo, oppure un asilo, oppure vi piantiamo delle viti, stiamo infatti semplicemente usando, non consumando, il suolo. Alcuni usi escludono altri (e in questo caso si può creare un problema di usi alternativi possibili e desiderabili); altri sono tra loro compatibili. Alcuni usi sono facilmente reversibili, altri no, o, almeno, lo sono solo a costi elevati (si noti come anche in questo secondo caso non abbiamo consumato il suolo, ma reso difficili certi usi).

A proposito degli usi alternativi va aggiunta una precisazione: spesso si parla come se l’uso del suolo a fini costruttivi – ad esempio residenziali – andasse sempre a scapito di terre agricole che, di conseguenza, sarebbero parallelamente in diminuzione. Ma, le cose non stanno proprio così. Per quanto riguarda le terre utilizzate ad agricoltura, si può notare, in termini generali, che c’è in effetti stata una diminuzione della loro estensione: in Europa, dagli anni sessanta all’inizio del nuovo secolo, si tratta di una riduzione di poco più del 14%; ma tale diminuzione non è dipesa tanto dalle terre sottratte ad attività agricole da nuovi insediamenti, quanto, piuttosto, dal fatto che servono appezzamenti meno grandi del passato per la produzione agricola: sempre in Europa, nel medesimo periodo, la produttività agricola è infatti cresciuta.

Aggiungerei un’ultima notazione: un fenomeno di cui poco ci si accorge (nel concentrarsi sul tema dell’urbanizzazione) è che la superficie boscata (boschi in senso stretto più altre terre boscate) è aumentata in Italia, dal 1985 a oggi, di oltre 2.000.000 di ettari, ed è in graduale espansione ad un ritmo di circa 100.000 ettari l’anno (attualmente le aree boscate occupano circa un terzo del territorio italiano).

Detto tutto ciò, dobbiamo ovviamente evitare che i vari tipi di usi dei suoli (compresi quelli agricoli) creino danni ambientali gravi. Focalizzandoci però su danni ambientali tangibili e diretti, e non su preoccupazioni generiche e fondamentalismi ingiustificati.

7) Governi di centro destra come regioni di sinistra (pensiamo ai porticcioli turistici in Liguria) hanno incentivato l'urbanizzazione, quanto questa politica può essere legata al tipico clientelismo partitico italiano e alla pressione del settore del riciclaggio del denaro sporco, piuttosto che come scelta politica autonoma di tipo dirigista-socialista.

Premetto che incentivare l’urbanizzazione non è sempre e comunque un male. Detto questo non è possibile rispondere alla sua domanda in termini generali, sarebbe necessario entrare nelle situazioni specifiche. E temo che in diversi casi dovremmo riconoscere che clientelismo e corruzione hanno purtroppo ampio spazio.

Stefano Moroni insegna Land use ethics and the law presso il
Politecnico di Milano. E' membro del dipartimento di Architettura e
pianificazione del medesimo politecnico. Si occupa principlamente di
questioni di etica ambientale e di diritto urbanistico su cui ha
pubblicato diversi articoli e libri, ad esempio, recentemente:
L'ordine sociale spontaneo, Utet, Torino, 2005; La città del
liberalismo attivo, CittàStudi, Torino, 2007; Libertà e istituzioni
nella città volontaria, Bruno Mondadori, Milano, 2008; La città
intraprendente, Carocci, Roma, 2011; Contractual communities in the
self-organizing city, Springer, Berlin, 2012.

Rossano Raspo